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sabato 27 settembre 2014

Come gestisci le tue cicatrici emotive?

Tempo fa avevo scambiato un interessante dialogo sulla fierezza di mostrare le proprie cicatrici. Mi pare strano che i bambini dei nostri giorni non abbiano mai le ginocchia sbucciate, quando ero io una bambinetta, neanche tanto pepperina, avevo le ginocchia legittimate ad essere costantemente sbucciate! E quando anche i gomiti erano malandati mi sentivo fierissima. Mi pareva di aver giocato abbastanza, di essermi buttata a capocollo giù da  quella discesa che finiva nella ghiaia ed era una specie di sfida capire come mi ci dovevo buttare per riuscire nell'impresa!
Apprendevo, a mie spese che forse.. quando la catena della bicicletta cadeva, dovevo fermarmi o perlomeno rallentare... e se anche i freni non funzionavano, sarebbe stato molto, ma molto più conveniente starmene a casa a giocare alle barbie.
Ma ero ostinata e caparbia e quindi mi fermavo per rimettere a posto la catena, e frenavo con i piedi! Infine ho compreso, dopo tante sbucciature.
E gli altri bambini erano come me, fieri delle loro cicatrici. Ogni cicatrice equivaleva ad una prova superata, un volo al quale erano sopravvissuti e che si poteva esibire con orgoglio.

Bambini saggi!

Quell'insegnamento maldestro, fatto di risatine e occhiate spavalde, di ricordi di pianto e di risalite di corsa sulla bici per il prossimo svolazzo, erano la prova che si cresceva, che si stavano accumulando esperienze per comprendere come comportarsi in seguito. Per sapere, con certezza che anche dopo una caduta si poteva proseguire a giocare, a riprendersi, a tornare a sorridere e a buttarsi nella mischia.

Il guerriero della luce ha sempre ben impresso nella mente un brano di John Bunyan: "Benché abbia passato tutto quello che ho passato, non mi pento dei problemi che mi sono creato, perché mi hanno portato fin dove mi sono creato, perché mi hanno portato fin dove desideravo arrivare. Adesso, tutto ciò che possiedo è questa spada, e la consegno a coloro che vogliono procedere nel proprio pellegrinaggio. Porto con me i segni e le cicatrici dei combattimenti: sono le testimonianze di ciò che ho vissuto,  e ler ricompense per quello che ho conquistato. 
 "Sono questi i segni e queste le cicatrici amate che mi appariranno nelle porte del Paradiso: C'è uno stato un periodo in cui vivevo ascoltando storie di eroismo. C'è stato un periodo in cui vivevo solo perché avevo bisogno di vivere. Ma adesso vivo perché sono un guerriero, e perché voglio trovarmi un giorno in compagnia di Colui per cui tanto ho lottato." (Cifr. Paul Coelho - Manuale del guerriero della luce - Assaggi Bompiani)





3 commenti:

Marco Lazzara ha detto...

Oh, che buffo! Due giorni dopo ho raccontato la stessa cosa in un post! :)

luca casarotti ha detto...

Vero :) Sono tutte quelle "sbucciature" passate a farci essere ciò che ora siamo ;)

Blogghidee - Ximi - ha detto...

@Marco,
sul serio??? Allora verrò a leggerlo, sono curiosa lo sai...

@Luca,
benvenuto nel mio blog :) esatto! Io ne vado fiera, come te! Un saluto e grazie per il tuo commento :)

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